PERCHE' QUESTO TITOLO?

Sassi nello stagno. Perchè Sassi nello stagno? Un titolo difficile per un documentario che non tratta di una gara di lancio di pietre. Ma il Festival di Salsomaggiore fu davvero un sasso nello stagno. Una grande pietra miliare che scosse le acque placide e oscure dei festival e della città termale che lo ha ospitato.

Il secondo sasso vuole essere questo documentario. Un secondo sasso a 25 anni di distanza al primo che vuole, spero, smuovere le acque torbide dell'oblio in cui sono caduti il ricordo di questo innovativo Festival e lo spirito di Salsomaggiore.

L'idea mi è venuta quasi per caso. Sapevo che a Salsomaggiore vi fu un festival del cinema, ero andato a una proiezione di un film ("La riffa") e poi alla cena di gala. Mi ero imbucato grazie a un amico che aveva avuto gli inviti da un funzionario comunale. Era il 1991, l'ultimo anno del festival e poi in seguito capii il perchè.

Gli anni passano e la vita prende altre strade. Un giorno, parlando con la mia compagna Stefania, venimmo sul discorso del Festival di Salso. Non riuscivo a capire perchè fu chiuso. Iniziai a fare ricerche su internet e con grande stupore trovai poco. Poche notizie e frammentate. Ma quel poco era molto interessante. Da vari siti iniziavano a saltar fuori nomi come Amos Gitai, Aki Kaurismaki, Jean-Luc Godard (Jean-Luc Godard a Salso?!?), Jim Jarmusch, Roberto Benigni, Pedro Almodovar, Otar Joseliani, Samuel Fuller, Joan Fontaine e tanti, tanti altri. Caspita! Mi chiesi immediatamente chi aveva potuto tanto e come.

Perchè oltre a tanti nomi importanti del cinema, vi erano nell'organizzazione del Festival, altrettanti nomi importanti: Giuseppe Bertolucci, Luciano Recchia, Adriano Aprà, Marco Melani, Patrizia Pistagnesi ai quali poi si aggiunsero nelle varie edizioni Giovanni Spagnoletti, Tati Sanguineti, Lino Miccichè, Marco Giusti, Enrico Ghezzi, Gianni D'Amico e tanti altri.

Sbalordito dalla scoperta che un festival potesse aver contenuto tanti nomi importanti del cinema, mi precipitai alla Biblioteca comunale di Salsomaggiore sicuro di trovare pubblicazioni su pubblicazioni da cui attingere per le mie ricerche.

In uno scaffale, in basso, trovai qualche catalogo, un raccolta di fotocopie di giornali del 1985 con articoli dei vari quotidiani nazionali che parlavano del festival e basta. Basta? Tutto qui? Su internet poco, in biblioteca poco, quindi dove potevo trovare materiale? Cominciai a chiedere a persone, secondo me, informate dei fatti.

Iniziai da Roberto S. Tanzi, scrittore e persona di cultura di Salsomaggiore Terme. Roberto è stato molto disponibile fin da subito e dopo una bella chiacchierata nel suo ufficio, ci accordammo per filmare la sua intervista.

Dopo Roberto pensai a qualcuno che la cultura la fa e la vive e immediatamente pensai a Andrea Villani, romanziere e autore di testi teatrali e televisivi. Ai tempi del Festival era giovane ma accosentì volentieri a farsi intervistare.

Bene. Una parte era fatta. Una piccola parte. Mi mancava solo (solo?) la "parte romana" del Festival, quella parte vista un po' colonizzatrice, estranea. Ma mancava anche molta parte salsese, una parte ancora più difficile da trovare, sebbene più vicina di Roma.

Iniziai a far ricerche su Aprà e devo ringraziare tantissimo internet, che dalla comodità della tastiera mi ha permesso di raggiungere, tramite pochi gradi di separazione, Adriano Aprà. Da internet seppi che Aprà aveva collaborato con Renzo Rossellini, figlio di Roberto Rossellini, per dei documentari. Claudio Bondì aveva fatto un documentario sul film di Rossellini "La balena". Contattai Bondì su FB ed ottenni il numero di Aprà. Dopo una telefonata e qualche mail, a maggio 2014 andai a Roma per intervistarlo. Nel frattempo ero riuscito a contattare sia Patrizia Pistagnesi e Enrico Ghezzi tramite Ciro Giorgini e Alessandro Di Salvo. Riuscii a organizzarmi in modo da intervistarli uno dopo l'altro in giorni successivi in modo da restare a Roma lo stretto indispensabile. Autoproducendomi i soldi a disposizione non sono tanti.

L'esperienza romana fu indimenticabile: tre giorni con persone fantastiche, disponibili, gentili che non vedevano l'ora di parlare del festival di Salso.

Tornai a casa ricco, ricco di materiale per il documentario, ricco di contatti umani e già con la nostalgia di Roma. Ah... Roma. Ma presto ti rivedrò. E rivedrò Adriano, Patrizia, Enrico e tante persone meravigliose.

Ebbro di questa esperienza mi sedetti un po' sugli allori e lasciai che il tempo trascorse senza quasi accorgermene. Avrei voluto far uscire il documentario a fine 2014, inizi 2015 ma mi resi conto che mi mancava qualcosa. Mi mancavano filmati del periodo, mi mancavano le opere proiettate al festival. Ancora una volta internet mi fu di grande aiuto. Ovviamente mi permise di trovare chi voleva farsi trovare, sia tramite un sito, un blog o un profilo facebook.

Mail su mail, messaggi su messaggi, telefonate, SMS, skype,  tutti i mezzi che la modernità ti permette di usare per contattare le persone ovunque.

Piano piano i video originali (che avrebbero dovuto far parte dell'archivio del Festival) di Fiorella Infascelli, Luca Pastore, Luca Gasparini, Maria Martinelli, Alberto Signetto, William Molducci, Mario Canali, Bruno Bigoni mi arrivavano.

Le case di distribuzione internazionali rispondevano subito alle mie richieste e dopo aver pagato i diritti, brani dei film proiettati a Salso anche in anteprima nazionale o europea come "Lo spirito dell'alveare" di Victor Erice entravano nel mio hard-disk, pronti per essere montati nel documentario.

Nel frattempo elaboravo le scene di collegamento, le scene che omaggiavano i grandi registi e i grandi interpreti del Festival. Filmai i luoghi di Salsomaggiore che hanno visto passare pubblico interessato e gli autori di ieri e di domani. Ottenevo le foto scattate all'epoca, le bellissime foto di Fulvia Pedroni Farassino, foto che contengono lo spirito di un'epoca che difficilmente tornerà.

Una grande soddisfazione personale fu quella di intervistare via skype, dato che il viaggio fino a Los Angeles era fuori discussione per meri motivi economici, Christa Lang Fuller, moglie di Samuel Fuller e la loro figlia, Samantha Fuller, affermata regista e autrice di un bel documentario su suo padre Samuel Fuller intitolato "A Fuller life". Christa è una persona solare, incontenibile, che mi ha chiesto più e più volte di riportare in vita il Festival di Salso. Ma io non faccio ancora i miracoli. Chissà che questo documentario smuova qualcosa, ricordi, nostalgie, speranze e unisca gli autori allora esordienti e quelli allora affermati per ricostituire non una copia nostalgica, ma un laboratorio di visioni simile a quello che fu il Festival di Salso. E grazie anche all'esperienze subite, di non permettere ancora una volta che chi non "mangia" film possa decidere delle sorti di un Festival. 

 

«Il mangiatore di film crede che non si abbia diritto di parlare e scrivere di cinema se non se ne sia profondamente innamorati, di un amore appassionato e dipendente. Per lui solo chi senza il cinema non può vivere, ha il diritto di vivere di cinema»

Enzo Ungari.

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